|| Quando Ginger perde il senso ||

London, Camden Town, Sara (February 2013)

Sembra strano, ma trovo complicato essere me stessa. Sarebbe tipo come caricare foto senza un briciolo di filtro avvalendoti della sola consapevolezza che “au naturel” fa tanto tipa forte. Ero convinta che fin adesso non fossi stata coinvolta dal vortice delle maschera preconfezionate.

Ora ho la sola sensazione che mi sia sbagliata. Mi sento tipo come la moquette, quella londinese, quella che puzza e sembra sempre così dannatamente sporca.

Si, mi sento così. Sporca. Dentro.

E allora sembra arrivato il momento di un pseudoconfessione, un flusso realistico senza il trucco di un trucco. Senza una gomma, solo scarabocchi fatti a penna nera.

Il tempo corre e mi ritrovo sempre con le mani vuote e la testa in stand-by. E sono stanca, come se avessi corso intorno al mondo senza mai fermarmi. Stanca come se avessi sopportato il peso di 10 elefanti sulle spalle. Un dolore che mi rende vulnerabile allo scandire monotono della mia vita.

Non leggo più tanto spesso. Non scrivo. Non mi vien più la voglia di un film. Non riesco più neanche a fissare le briciole di tempo nero su bianco e l’app Note del mio cellulare sembra piangere il fatto che l’abbia ormai gettata nel dimenticatoio. E mentre mi perdo in quelle melancoliche prospettive di un futuro inesistente, perdo il tempo sognando una vita di piaceri tra sesso, soldi e bella gente.

Esattamente quando riesco a percepire il senso di tutto questo, i miei occhi piangono. Un fiume di amarezza e depressione, perchè in fondo non sono mai riuscita a lasciarmi travolgere dal mantra adolescenziale del “nonmefregauncazzo”. E quindi resto sul letto, fissando il soffitto che è sempre, maledettamente bianco.

E mi ritrovo ad affogare in lacrime di pianti insignificanti perchè consapevole che piango solo per ricordare a me stessa che posso ancora farlo. Piango per me stessa, il mio aspetto, il mio papà, la mia triste mamma, i miei fratelli, il mio cane, la mia casa, i miei ricordi, le mie foto, i miei amici, i miei viaggi. Piango per l’inutilità del mio piangere e per quella certezza che sia solo una bomba a scoppio ritardato.

E poi sento un’altra porzione di me scorrere con tremiti di un disturbo anormale.

Ma questo non lo può sapere nessuno, vero?

Domani è un altro giorno e il filtro non ce lo toglie nessuno. In fondo perchè dovremmo smettere di usarlo? C’è mica qualcosa che ce lo impedisce? Assolutamente no, anzi sembra tanto che vogliano provare ad insegnarci che au naturel è un lassativo per l’anima e che in fondo un pò di trucco non guasta.

E poi vedi cosa succede ? Dopo quest’articolo avrai sicuramente cambiato idea di me. Da Chiara, sono diventata un insieme insensato di nero, acqua e deprimenti parole. Ma non preoccuparti, domani ho un’altra maschera da sperimentare.

Adieu.

Miss Misunderstood.

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