|| Teoria degli Standard ||

Ieri sera, mentre sfogliavo il solito amatissimissimo Vanity Fair (Vogue versione poraccia) ho letto un breve articolo che discorreva sulle solite considerazioni riguardo il fatto che le nuove generazioni debbano costantemente soffrire il peso della competizione imposto da media sempre più intrusivi e che la ricerca di attenzioni sembra aver prevalso la ricerca scientifica e che l’ossessione abbia preso il posto dell’ambizione. E mi sono sentita così inclusa nel discorso che quasi ne sono rimasta offesa.

Quindi, dopo aver fatto dei bei lunghi viaggi attraverso la mia così tanto complicata mente, mi è venuta una bella ispirazione per scrivere questo pezzetto. Ora lo so che non è che la tua vita possa soffrirne se scrivo o meno cazzi sul web, però capì.. sentivo di dover apportare qualche considerazione, come sempre.

Abbiamo sempre creduto di non essere abbastanza perchè quel valore assoluto impostoci dall’alto, che chiamiamo standard, ci ha spennato le ali alla possibilità di bastarci. Allora passiamo la maggior parte della nostra vita pensando a trovare una soluzione che ci possa rendere capaci di raggiungere quei standard, per sentirci soddisfatte. E nonostante la piena consapevolezza dell’impossibilità di tutto ciò, stressiamo il nostro subconscio traumatizzandolo con lame di azioni malefiche.

"Every shape is perfect".
“Every shape is perfect”.

Per esempio, io non alcuna possibilità di vedere le gambe più lunghe, tipo quelle figone di victoria secret, o le guance un pò meno paffute, come quelle zigomatose alla Eva Mendes. Certo, ho provato di tutto, dagli impacchi di caffè a l’incantesimo della nonnetta centenaria del paese dove vado a villeggiare. Mannaggia il gatto nero ma niente, sempre corta e paffuta rimango : un puffo. Carino e coccoloso, ma pur sempre un dannanto puffo di merda corto e obeso. E dopo 22 anni, quasi 23, mi sono arresa a ciò che sono, provando a fingere di essere soddisfatta perchè è così che funziona, vero ? Per far si che le persone ti accettino, o devi essere esattamente come ti vogliono loro, o devi per forza e ripeto, per forza, accettarti per come sei. Poi però acchiappi un babbano a caso che viene e ti dice : “Vabè a te ci vuole solo un pò di palestra, una giusta alimentazione e un bel pò di aria pulita e vedi che tutto migliora.”

Ma io vorrei capire,  ma sta palestra è un santuario indù di qualche sciamano puzzone o un posto dove la gente va a bruciare la cicca ? Cè, non è possibile che sia la soluzione a tutto, e che cazzo. Fosse così semplice uno cominciava prima, magari lo dicevano a mia madre e così lei mi ci portava da neonata. Sai che stacco di gamba che avrei oggi?

Lasciamo perdere va.

Ora la domanda è, perchè facciamo questo? Semplice : crediamo che quell’epicentrico standard sia il fattore x, la chiave per il paradiso, il giusto ordine del rebus; e allora passiamo almeno la metà della nostra vita riflettendo su come raggiungerlo, a qualsiasi costo. Tipo quando hai il pane e non hai la nutella. Ti rammarichi perchè cazz, mamma ha visto pure che era finita, lo poteva comprare un barattolo nuovo e che marinaSenza però considerare che sì, è vero non c’è la nutella, ma c’è la marmellata, il miele, l’olio e sale, il salame. Che c’è un frigo intero pieno di altre mille cose buone da mangiare col pane. Ma siamo così tanto chiuse nel rumore delle parole degli altri che non riusciamo a sentire neanche noi stesse.

E quindi crediamo che proprio quel tutorial che abbiamo pescato da youtube sul come provare a fare un coso smokey sugli occhi possa darci una chance in più al colloquio per quel lavoro lì, quello che vogliamo così ardentemente. O che vestirsi come quella tizia bbona su instagrà, nonostante i 20cm di differenza,  possa aiutarci a rubare il cuore di quel tizio che abbiamo incontrato ieri pomeriggio in metro, augurandoci ovviamente di acchiapparlo il giorno dopo, ma almeno personalmente, con la ciorta che mi ritrovo, proprio domattina non l’acchiappo. L’acchiapperò tra un anno, vi ci farò amicizia, gli piacerò e magari mi chiederà anche di uscire ma porcaputtana sarò fidanzata e quindi “ma pkkè nun vien primm?!”

Tralasciando tutto questo, travolte dal vortice delle impartizioni che ci vengono mandate dall’alto, ci troviamo a crogiolare il nostro senso in fiumi di ipocrisia perchè passiamo esattamente l’altra metà del nostro tempo giudicando e sputacchiando sentenze sul comportamente di quelle persone che fanno le nostre stesse identiche cose.

“guarda quella come si sente Belen” “come si spara le pose su instagram sta cozza” “perchè si veste come tizia, se non ha il suo stesso fisico?” “quanto è brutta con quei capelli rosa” “ma si è vista allo specchio prima di scendere” “quanti foto si fa, quella”

E certamente i media non ci sono stati favorevoli perchè magari anche mia nonna aveva dei standard da perseguire (voglio dì tra Sophia Loren e Marylin Monroe non è che le andava poi meglio di me), ma almeno lei non veniva costantemente schiaffeggiata dalle continue ondate di immagini struggenti per l’autostima. Tra facebook e instagram e pinterest (nessuno se lo caca ma ti giuro amico, va a vedere pure llà! siamo circondati oh!) non si ha mai l’attimo di respirare a pieni polmoni. Persino in palestra,  che prima ho citato come l’isola del possibile secondo alcuni cristiani, persino lì, luogo in cui ci si aspetta di ricevere la libertà di stare zozzosi, puzzosi e scombinati,. si trovano persone intatte. Non puzzano, non sono sporche nè sudate e chissacome hanno i capelli perfettamenti ordinati. Ora, tralasciando il fatto che nonmenepassaperlaminchia nè mo nè mai, IO in palestra DEVO PUZZARE,  ma metti caso che me ne importasse, sarei costretta a stare sull’attenti anche in un luogo dove sull’attenti non esiste.

I media ci fanno percepire il mondo come uno gigantesco talent scout sempre in cerca del prossimo. Il prossimo scienziato, il prossimo presidente, il prossimo cantante, la prossima modella, la prossima attrice, la prossima dea, prossimo, prossimo, prossimo… E noi ci crediamo, eccome se ci crediamo e come i fessi siamo lì in piedi nella fila dei somari, convinti che prima o poi, anche tra decenni, sarà il nostro turno.

Ora io non sono qui per ridurre la sfera delle possibilità che esistono nel mondo, perchè anzi, sono una di quelle poche che ancora crede che esistano. Ho solo la necessità di dire che è inutile aspettare in piedi in quella fila, nel frattempo si potrebbe fare altro tipo provare a mangiare il pane con la marmellata.

Che la tua opportunità possa venire il prima possibile, ma nel frattempo fa che quella stessa sia solo l’ultima delle tante scelte che ti sei creato da solo !

Adieu

Miss Misunderstood.

 

Annunci

2 thoughts on “|| Teoria degli Standard ||

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...